Pensi che l’accessibilità non valga la pena? 10 miti da sfatare

10 "falsi" miti sull'accessibilità web che impediscono a chi crea siti di realizzarli in modo accessibile a chiunque. Ecco cosa devi davvero sapere per creare siti web più inclusivi
Titolo Accessibilità ne vale la pena? 10 miti da sfatare" su sfondo blu.

Disclaimer: questa è la libera traduzione dell’articolo pubblicato sul blog di Elementor da Dana SeligmanTrovi la versione originale qui.

Cosa devi davvero sapere per creare siti web più inclusivi

La maggior parte di chi crea siti desidera la stessa cosa: siti dall’aspetto accattivante, performanti e in grado di raggiungere il maggior numero possibile di persone. Ma c’è un problema: se il tuo sito non è accessibile, gran parte del tuo pubblico ne rimane esclusa prima ancora di poterlo navigare.

L’accessibilità non è una questione di burocrazia, lavoro extra o controllo della conformità.

Si tratta di garantire che tutte le persone, indipendentemente dalle loro capacità, dai dispositivi utilizzati o dalla situazione in cui si trovano, possano interagire con i tuoi contenuti. Non è un limite alla creatività! Al contrario, l’accessibilità spesso rende i siti web più puliti, più facili da usare e più efficaci.

Allora perché così tante persone esitano ancora?

Molti sono i timori relativi al costo da sostenere, alle limitazioni al design e tante sono le idee confuse sull’accessibilità.

In questo articolo, faremo chiarezza e sfateremo 10 dei più grandi miti che frenano chi crea siti web a realizzare prodotti davvero accessibili.

Mito n. 1: “L’accessibilità riguarda solo un piccolo gruppo di persone”

Immagina di essere in fila in un bar. La maggior parte delle persone sta scorrendo il proprio telefono: fanno acquisti, leggono, magari parlano con ChatGPT.

Ora pensa a questo: almeno una persona in quella fila probabilmente non può accedere completamente al sito che sta navigando. Che sia perché il testo è troppo piccolo, i colori non sono contrastanti o il sito non è compatibile con la loro tecnologia assistiva, quella persona si sta perdendo qualcosa.

E non è certo l’unica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che 1,3 miliardi di persone in tutto il mondo (1 su 6) vivano con una qualche forma di disabilità. Negli Stati Uniti, si tratta di quasi 1 adulto su 4.

Ciò include disabilità visive, uditive, motorie e cognitive. Se a questo aggiungiamo le persone con disabilità temporanee (un braccio rotto), barriere situazionali (riflessi sullo schermo del telefono) o cambiamenti legati all’età, l’accessibilità riguarda improvvisamente tutti.

La slide riporta il dato di 1,3 billioni di persone che sperimentano una qualche forma di disabilitazione

Ricorda:

L’accessibilità non riguarda solo un “piccolo gruppo”, ma ha un impatto su milioni di persone. Una progettazione inclusiva contribuisce a garantire che il tuo sito possa essere utilizzato da tutti, in ogni situazione.

Mito n. 2: “L’accessibilità è solo per le persone con disabilità”

Hai mai provato a leggere il tuo telefono sotto la luce diretta del sole e hai avuto difficoltà a vedere lo schermo? O hai guardato un video in un bar rumoroso senza sottotitoli? Forse hai provato a compilare un modulo, ma i pulsanti erano così piccoli che sembrava impossibile cliccarci sopra.

Questi sono tutti esempi di barriere all’accessibilità situazionali, che a un certo punto riguardano tutti, non solo le persone con disabilità permanenti.

Le funzioni di accessibilità come il testo ingrandito, le didascalie, i pulsanti chiari o la navigazione da tastiera non solo aiutano le persone con disabilità, ma rendono i siti più fruibili per tutti noi, in tutti i contesti quotidiani.

Ricorda:

L’accessibilità non riguarda solo le persone disabilizzate. Si tratta di costruire siti comodi, fruibili e adattabili a tutti.

Mito n. 3: “L’accessibilità è solo per gli utenti non vedenti”

Questo è uno dei malintesi più diffusi. Sebbene gli screen reader siano essenziali per le persone non vedenti, l’accessibilità va ben oltre la perdita della vista.

Pensa a una persona con problemi di udito che cerca di guardare un video senza sottotitoli, a una persona affetta da artrite che fatica a premere un pulsante minuscolo o a uno studente con dislessia sopraffatto da paragrafi densi.

L’accessibilità riguarda tutti loro, non solo la cecità. Raggruppando le possibili difficoltà in macro aree abbiamo:

  • Udito:
    dalla perdita uditiva lieve alla sordità profonda, milioni di persone fanno affidamento su sottotitoli, trascrizioni e lettori multimediali regolabili. Senza questi accorgimenti, i contenuti video e audio diventano del tutto inutilizzabili.
  • Difficoltà motorie:
    condizioni quali tremori, paralisi, arti mancanti o destrezza limitata possono rendere difficile l’uso del mouse. Funzionalità quali la navigazione tramite tastiera, pulsanti e aree di clic più grandi e comandi vocali sono misure che è possibile adottare per creare un accesso più equo.
  • Differenze cognitive e di apprendimento:
    le persone affette da dislessia, ADHD o autismo possono avere difficoltà con testi densi, layout incoerenti o contenuti lampeggianti.
    Un linguaggio chiaro, una navigazione prevedibile e la possibilità di disattivare i movimenti sono di grande aiuto.
  • Altre difficoltà visive oltre la cecità:
    l’ipovisione e il daltonismo sono molto più comuni della cecità totale. L’organizzazione mondiale della Sanità ( WHO) stima che 2,2 miliardi di persone in tutto il mondo vivono con disturbi della vista. Funzionalità come il testo scalabile, il contrasto regolabile e, naturalmente, la compatibilità con gli screen reader rispondono a queste esigenze.

Come detto più sopra, l’accessibilità è utile anche in caso di ostacoli temporanei e situazionali, come un polso rotto, la stanchezza o la difficoltà di navigare in un sito sotto la luce diretta del sole.

Con l’invecchiamento della popolazione mondiale, i problemi legati all’età relativi all’udito, alla vista e alla mobilità diventano sempre più diffusi, rendendo ancora più essenziale un design accessibile.

Ricorda:

L’accessibilità non è “solo per le persone non vedenti”. Si tratta di creare esperienze digitali che soddisfino l’intera gamma delle esigenze umane, garantendo a tutti la possibilità di utilizzare il tuo sito con facilità.

Mito n. 4: “L’accessibilità comprometterà il design del mio sito web”

C’è una convinzione diffusa secondo cui i siti web accessibili siano goffi, noiosi, spogli o semplicemente poco attraenti. Ma non è affatto così! Accessibilità e design accattivante vanno di pari passo.

Le palette ad alto contrasto non significano colori brutti o combinazioni discordanti, ma scelte leggibili e raffinate. Una tipografia più chiara migliora l’estetica e la leggibilità, mentre una navigazione semplificata porta a layout moderni e intuitivi. Molti siti web pluripremiati dimostrano che i siti web più inclusivi sono anche i più eleganti.

Come osserva WebAIM, i siti web accessibili spesso presentano un codice più pulito e flussi utente più semplici, a vantaggio di tutte le persone che visitano il sito. E questo porta anche a un miglioramento delle prestazioni.

L'immagine mostra due diverse videate, una con colori a basso contrasto e l'altra, corretta con colori ad alto contrasto

Conclusione:

L’accessibilità non limita la creatività. Al contrario, la esalta! I siti accessibili sono più puliti, più fruibili e più efficaci, senza sacrificare la qualità del design.

Mito n. 5: “L’accessibilità è solo per le grandi aziende o i siti web istituzionali”

L’accessibilità è una responsabilità per ogni persona che crea siti e si applica a qualsiasi sito web, indipendentemente dalle sue dimensioni.

Le piccole imprese non ne sono esenti. Per esempio, se guardiamo agli USA, le cause legali intentate ai sensi dell’Americans with Disabilities Act (ADA) hanno colpito in modo sproporzionato le piccole e medie imprese. Secondo il rapporto 2024 di UsableNet, sono state intentate oltre 4.000 cause legali relative all’accessibilità web ai sensi dell’ADA presso i tribunali federali degli Stati Uniti, di cui il 77% contro siti di e-commerce e il 67% contro aziende con un fatturato inferiore a 25 milioni di dollari. Al momento non ci sono ancora dati italiani, ma si stima che presto anche nel nostro Paese aumenteranno le cause in questo settore.

Al di là del rischio legale, ignorare l’accessibilità significa escludere potenziali clienti. In un mercato online competitivo, anche piccole barriere possono significare una perdita di entrate.

Ricorda:

L’accessibilità non è solo un requisito legale per i siti istituzionali o le imprese, ma una necessità commerciale per tutti. Rendere il tuo sito inclusivo ti aiuta a proteggerti legalmente, ma soprattutto dimostra rispetto per il tuo pubblico.



Mito n. 6: “Per rendere accessibile il mio sito sono sufficienti overlay o plugin”

Gli overlay (talvolta chiamati “widget di accessibilità”) sono spesso commercializzati come soluzioni immediate. Basta inserire una riga di codice e il tuo sito è “conforme”. Ma la realtà è molto diversa.

Gli overlay non risolvono i problemi fondamentali di accessibilità come la mancanza di testo alternativo, una struttura dei titoli inadeguata o moduli senza etichette.

Molte persone segnalano che gli overlay interferiscono con le tecnologie assistive. E, cosa fondamentale, l’uso di un overlay non offre alcuna protezione legale. Infatti, alcune aziende hanno subito azioni legali anche dopo averli installati, perché davano un falso senso di conformità.

L’esperto di accessibilità Adrian Roselli paragona l’affidarsi agli overlay al mettere un cerotto su una gamba rotta, sostenendo che la vera accessibilità richiede l’integrazione dell’inclusività nelle fondamenta del design e del codice.

Ricorda:

Gli overlay non sono una scorciatoia. La vera accessibilità deriva dall’integrazione di soluzioni inclusive nel tuo sito fin dall’inizio, non dall’aggiunta di patch in un secondo momento.

Mito n. 7: “L’accessibilità è troppo costosa da implementare”

Molte persone fra chi crea siti ritiene che l’accessibilità sia un onere finanziario enorme.

Ma il costo dell’inaccessibilità è molto più elevato. Adeguare un sito è più costoso che costruirlo in modo accessibile fin dall’inizio.

Ignorare l’accessibilità comporta il rischio di costose cause legali, perdita di clienti e opportunità SEO mancate.

Ma sai la buona notizia?

Molti miglioramenti dell’accessibilità, come l’aggiunta di testo alternativo, la garanzia di un contrasto sufficiente o l’uso di HTML semantico, sono semplici, economici o addirittura gratuiti.

Inoltre, le organizzazioni che si concentrano sull’accessibilità spesso ottengono risparmi a lungo termine e una migliore fidelizzazione del proprio pubblico evitando riprogettazioni e migliorando l’esperienza utente complessiva.

Ricorda:

L’accessibilità non è una spesa, è un investimento. Se realizzata tempestivamente, è conveniente, riduce i rischi e aumenta i ricavi.

Mito n. 8: “Non devo preoccuparmi dell’accessibilità per navigare da mobile”

Con oltre il 62% del traffico web globale proveniente da dispositivi mobili, l’accessibilità mobile non è facoltativa.

Molte persone disabilizzate fanno affidamento su funzionalità mobili integrate come comandi vocali, ingranditori dello schermo o ridimensionamento del testo a livello di sistema.

Se il tuo sito non è responsive e accessibile sui dispositivi mobili, stai escludendo la maggior parte del possibile pubblico.

Immagine decorativa che mostra il disegno di un microfono che legge un display di telefono

Google ha anche reso l’ottimizzazione per i dispositivi mobili e l’usabilità un fattore chiave per il posizionamento, il che significa che un’esperienza mobile non accessibile può danneggiare la tua visibilità sui motori di ricerca.

Ricorda:

L’accessibilità deve estendersi a tutti i dispositivi. Un sito che non è accessibile sui dispositivi mobili non è realmente accessibile.

Mito n. 9: “Se il mio sito è conforme alle WCAG, è completamente accessibile”

Le Linee guida per l’accessibilità dei contenuti web (WCAG) sono un punto di riferimento essenziale, ma la conformità da sola non garantisce l’usabilità.

Secondo Deque, i test automatizzati possono rilevare solo circa il 20-30% dei problemi di accessibilità. I problemi reali, come una navigazione confusa o istruzioni poco chiare, spesso emergono solo quando si effettuano test con persone che fanno affidamento su tecnologie assistive.

L’accessibilità non è una checklist da compilare una volta sola. È un processo continuo di test, feedback e miglioramento costante.

Ricorda:

La conformità alle WCAG è solo il punto di partenza, non il traguardo finale. La vera accessibilità deriva dal miglioramento continuo e da una progettazione incentrata sull’utente.

Mito n. 10. “L’accessibilità riguarda solo il testo e le immagini”

L’accessibilità dei contenuti è fondamentale, ma va oltre le parole e le immagini. Moduli, video, pulsanti ed elementi interattivi richiedono tutti una progettazione accurata.

  • Nei moduli occorre che ci siano etichette chiare, messaggi di errore e un ordine logico delle schede.
  • I video devono avere didascalie, trascrizioni e riproduzione controllabile.
  • I pulsanti e i link devono essere abbastanza grandi da poter essere cliccati e devono essere descritti in modo adeguato.

L’accessibilità riguarda ogni interazione sul tuo sito. Se le persone che navigano non riescono a compilare un modulo, acquistare un prodotto o guardare un video, vengono escluse.

Ricorda:

L’accessibilità è un concetto olistico. Si tratta di rendere utilizzabile ogni elemento del tuo sito, non solo il testo e le immagini.

In conclusione

L’accessibilità non è una casella da spuntare o un ostacolo legale da superare, è una mentalità. Quando si eliminano i miti, l’accessibilità smette di essere percepita come un peso e inizia ad apparire per quello che è realmente: un’opportunità.

Un’opportunità per raggiungere più persone, migliorare le prestazioni e creare esperienze digitali in cui nessuno viene lasciato indietro.

La verità? L’accessibilità non è un lavoro extra. Si tratta di rendere il web quello che avrebbe sempre dovuto essere: per tutti.

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