Il dibattito sull’Intelligenza Artificiale, le sue potenzialità e i suoi rischi anima oggi qualsiasi discussione nel mondo di chi usa il web e non solo. Tra il timore più diffuso c’è la possibilità che molte professioni vengano sostituite dall’Intelligenza Artificiale.
Abbiamo chiesto a Giacomo Lion, progettista creativo multidisciplinare, con una lunga esperienza di Elementor, cosa ne pensa e quale impatto ha l’IA nel suo lavoro
Introduzione
L’intelligenza artificiale è entrata nel lavoro creativo con una forza difficile da ignorare. Scrive testi, genera immagini, suggerisce layout, produce codice, propone varianti, corregge, espande, sintetizza. Per chi crea siti web ogni giorno, questa non è più una novità futuristica: è già parte del processo.
Il punto, quindi, non è più chiedersi se usare o no l’IA. La domanda più interessante è un’altra: come usarla senza perdere controllo, stile e identità?
Perché il rischio esiste. Quando uno strumento diventa molto veloce, può portarci a confondere la produzione con la direzione, può farci generare dieci versioni di una sezione prima ancora di aver capito quale messaggio debba comunicare, può darci una homepage “corretta”, ma senza carattere, può costruire un layout ordinato, ma non necessariamente memorabile.
Ed è qui che il ruolo creativo, di chi fa web design e web creation, cambia: non sparisce: diventa più importante. In altre parole, l’IA può generare una sezione, ma non può decidere perché quella sezione deve esistere. È il nostro giudizio umano che può (e deve) dare significato.
L’IA non sostituisce la visione: la mette alla prova
Ogni sito ha due livelli:
il primo è visibile: layout, colori, font, immagini, testi, bottoni, animazioni, sezioni.
Il secondo è meno visibile, ma più importante: intenzione, gerarchia, tono, ritmo, priorità, esperienza, obiettivo.
Un sito non funziona solo perché “è bello”. Funziona se e quando ogni elemento ha una ragione di esistere.
Così una sezione hero non serve solo a riempire il primo schermo: deve orientare; un’immagine non serve solo a decorare: deve creare contesto; un pulsante non serve solo a essere cliccato: deve arrivare nel punto giusto, dopo una promessa chiara; un’animazione non serve a stupire: deve accompagnare l’attenzione. Solo per fare alcuni esempi.
L’IA può aiutare molto sul primo livello. Può proporre varianti, accelerare una bozza, suggerire testi, generare immagini, scrivere frammenti di codice o CSS. Elementor AI, ad esempio, integra funzioni per lavorare su contenuti, layout, codice e immagini direttamente dentro l’Editor, quindi nel luogo in cui avviene la progettazione.
Ma è proprio questo secondo livello, il più importante, che resta umano. Perché la direzione creativa nasce prima dello strumento e nasce da domande molto semplici, ma decisive:
- Che tipo di esperienza deve vivere chi naviga il sito (UX)?
- Che percezione deve avere del brand?
- Quale azione deve compiere?
- Cosa deve ricordare dopo aver chiuso la pagina?
- Quale parte del messaggio deve arrivare prima?
- Quale tono è giusto: istituzionale, caldo, tecnico, visionario, diretto, elegante, ironico?
In questa ottica, il ruolo dell’IA cambia: da semplice produzione a vera e propria collaborazione. Sono queste domande che permettono all’IA di trasformarsi in un prezioso collaboratore.
Il problema non è l’IA. È l’assenza di direzione
Molti siti generati o progettati con strumenti automatici rischiano di somigliarsi non perché l’IA sia “sbagliata”, ma perché spesso viene usata senza una direzione precisa. Ormai è chiaro: un prompt generico produce un risultato generico.
“Crea una landing page moderna per uno studio professionale” può generare qualcosa di ordinato, ma probabilmente simile a molte altre pagine: titolo ampio, immagine stock, tre benefit, CTA, testimonianze, form. Dal punto di vista tecnico, questo prompt funziona. Non funziona affatto, invece, dal punto di vista creativo.
Infatti, per ottenere un risultato più forte, bisogna inserire nel processo una direzione. Non solo cosa deve esserci nella pagina, ma perché deve esserci e con quale identità.
La differenza tra un sito anonimo e un sito riconoscibile spesso nasce da dettagli molto concreti, come:
- il ritmo tra sezioni dense e sezioni più ariose;
- la scelta di immagini coerenti con il tono del brand;
- il modo in cui i testi parlano davvero al pubblico;
- la gerarchia visiva tra promessa, prova e azione;
- l’uso controllato di movimento e micro-interazioni;
- la coerenza tra homepage, pagine interne, form e contenuti successivi.
La creatività non è solo “fare qualcosa di diverso”: è costruire coerenza. E la coerenza non può essere delegata completamente a un modello: va progettata con cura e sapienza.
Prima del prompt: la direzione artistica
Nel lavoro creativo, il prompt è una traduzione degli obiettivi e della visione. Prima, lo ribadiamo, viene la direzione che vogliamo dare al progetto.
Quando si inizia il design di un sito, soprattutto con strumenti di IA, è utile definire una direzione artistica prima di chiedere qualsiasi output. Occorre indicare una cornice con alcuni elementi chiari. Ecco una breve lista di elementi utili da specificare:
1. Identità
Il brand deve sembrare più istituzionale, umano, sperimentale, premium, tecnico, locale, editoriale?
2. Pubblico
Chi deve usare il sito? Una persona singola che naviga il sito, un’azienda, chi vuole investire, chi ha bisogno di un servizio medico, chi vuole prenotare in un ristorante, chi cerca ispirazione, chi vuole comprare, …?
3. Obiettivo
Qual è lo scopo principale del sito?
Il sito deve generare contatti, spiegare un servizio, vendere un prodotto, raccontare un portfolio, acquisire iscrizioni, aumentare fiducia?
4. Tono visivo
Deve essere coerente con il brand.
Minimal, materico, elegante, pop, editoriale, tecnologico, fotografico, illustrato?
5. Tono testuale
Deve essere coerente con l’intera identità del brand. Come il brand si vuole rivolgere al suo pubblico? Breve e diretto, narrativo, tecnico, caldo, istituzionale, consulenziale?
6. Vincoli
Quali sono i vincoli che abbiamo?
Il brand ha già una storia, colori da rispettare, immagini disponibili, SEO, accessibilità, tempi, mobile-first, performance?
A questo punto l’IA diventa molto più utile, perché non le stiamo chiedendo di “inventare un sito”: le stiamo chiedendo di lavorare dentro una cornice.
Ed è qui che strumenti come Elementor AI possono diventare interessanti per i creativi: non perché sostituiscono il metodo, ma perché riducono il tempo tra intuizione, bozza e verifica.
Usare Elementor AI come laboratorio, non come pilota automatico
Per chi crea un sito, Elementor AI può essere visto come un laboratorio operativo. Uno spazio non solo dove “generare cose”, ma soprattutto uno spazio dove testare velocemente direzioni diverse senza uscire dal flusso di progettazione.
Si può partire da un’idea grezza e usarla per creare una prima struttura. Ad esempio, si può chiedere una sezione più editoriale, una hero più sintetica, un testo più caldo, una headline più diretta, un layout più visivo, una variazione di tono. Si può generare un’immagine di partenza, rifinirla, estenderla o usarla come riferimento. Si può lavorare su micro-elementi di codice per rendere un’interazione più personale.
La cosa importante è non confondere la prima versione con la versione giusta.
La prima versione serve a vedere.
La seconda serve a correggere.
La terza serve a scegliere.
La quarta, spesso, serve a togliere.

Questi passaggi sono fondamentali e la selezione è parte del lavoro creativo. Anzi, con l’IA diventa ancora più importante, perché quando gli output aumentano, aumenta anche il rumore.
Scegliere il meglio, riducendo il rumore: ecco il vero valore della nostra direzione.
Dal brief al wireframe: quando l’IA aiuta a mettere ordine
Uno dei momenti più delicati nella creazione di un sito è la fase iniziale. Prima ancora di disegnare, bisogna mettere ordine: pagine, priorità, contenuti, obiettivi, flussi.
Spesso è qui che i progetti rallentano. Chi ci commissiona un sito spesso ha idee poco chiare su obiettivi, look&feel, informazioni da inserire. Il design ha bisogno di una struttura e il copy non è ancora definito. Anche le pagine da inserire non sono chiare e tutto sembra importante.
In questa fase, strumenti come AI Site Planner possono essere utili perché aiutano a trasformare un brief iniziale in una struttura più leggibile: brief, sitemap e wireframe. Elementor descrive Site Planner come uno strumento di IA per semplificare la pianificazione del sito, generando un brief dettagliato, una struttura delle pagine e wireframe personalizzabili nell’Editor.
Per chi ha la direzione creativa questo significa avere prima una mappa su cui ragionare, una struttura da cui partire per progettare. Infatti, una sitemap generata dall’IA può rendere visibili le scelte: cosa manca, cosa è ridondante, quali pagine servono davvero, dove il percorso utente è poco chiaro.
In questo processo, il wireframe non è la direzione artistica finale. È uno scheletro utile perché ti permette di lavorare sul corpo del progetto: ritmo, contenuti, gerarchie, immagini, spazi, conversioni. A partire dal wireframe, chi crea il sito deve porsi alcune domande:
Questa struttura serve davvero l’obiettivo? Il percorso è semplice? La homepage dice troppo o troppo poco?
Le sezioni sono nell’ordine giusto? Il cliente capirà dove cliccare? Il tono del sito corrisponde all’identità del brand?

L’IA può mettere ordine e offrire una prima ipotesi. Ma l’ordine deve poi diventare significato.
Layout: non basta riempire lo schermo
Uno degli errori più frequenti nel web design è pensare al layout come a una questione di “blocchi”: Hero, servizi, about, testimonianze, FAQ, contatti.
Questa sequenza può funzionare, ma non basta. Un layout non è solo una successione di sezioni. È un racconto visivo e ogni sezione deve portare l’utente un passo avanti.
1 –> orientare 2 –> creare fiducia 3 –> chiarire 4 –> dimostrare 5 –> semplificare la decisione.
Quando si usa l’IA per generare layout, il controllo creativo deve concentrarsi proprio su questo: la progressione.
Un layout può essere esteticamente gradevole ma strategicamente debole. Può avere buoni spazi, buone card, buoni pulsanti, ma non costruire nessuna tensione: non porta chi sta navigando il sito da un dubbio a una decisione.
Per questo, quando si lavora con Elementor AI, conviene non limitarsi a prompt come: “Crea una sezione servizi moderna.” È meglio usare un promp più specifico tipo: “Crea una sezione servizi per un pubblico che non sa ancora quale soluzione scegliere. La sezione deve aiutare a confrontare tre opzioni, chiarire per chi sono adatte e portare a una richiesta di consulenza.”
La differenza è enorme: nel primo caso chiediamo estetica, mentre nel secondo chiediamo funzione. E un sito efficace nasce sempre dall’incontro tra estetica e funzione.
Copy: l’IA scrive, chi crea il sito dà il tono
La scrittura è uno degli ambiti in cui l’IA sembra più immediata. Bastano pochi secondi per generare headline, paragrafi, CTA, descrizioni di servizi, FAQ.
Ma anche qui il rischio è l’appiattimento. Molti testi generati con l’IA sono corretti, ma neutri. Dicono le cose giuste, senza una vera voce; sono fluidi, ma non memorabili; professionali, ma intercambiabili.
Il lavoro creativo è definire un tono in linea con il brand e saper dare i limiti giusti all’IA per scrivere i giusti testi.
Un buon testo per il web deve tenere insieme tre aspetti:
- Chiarezza
L’utente deve capire subito cosa offri, a chi serve e perché è rilevante. - Identità
Il modo in cui parli deve essere coerente con il brand. Un avvocato, un artista, un ristorante, una startup e una farmacia non possono avere la stessa voce. - Azione
Il testo deve accompagnare una decisione: leggere, cliccare, contattare, acquistare, prenotare, approfondire.
L’IA genera una base, e chi crea deve trasformarla in voce.
Un metodo pratico è chiedere all’IA più varianti, non per usarle così come sono, ma per capire quale direzione funziona meglio. Per esempio, si può chiedere: una versione più diretta; una più editoriale; una più premium; una più empatica; una più tecnica; una più sintetica…
Poi si sceglie, si combina, si taglia. Spesso il testo migliore nasce proprio da questa fase di revisione consapevole e combinazione tra le diverse possibilità proposte dall’IA.
Immagini: coerenza prima dell’effetto
Le immagini realizzate con l’IA hanno ampliato moltissimo le possibilità creative. Possono aiutare a visualizzare atmosfere, creare bozze, costruire mood, generare hero visual, rappresentare concetti astratti, proporre direzioni che prima richiedevano molto più tempo.
Ma anche qui vale la stessa regola: senza direzione, l’immagine diventa decorazione. In altre parole, una bella immagine non basta: deve essere coerente con il brand, il messaggio e tutto il look&feel del sito.
Per questo, quando si lavora su immagini per una pagina web, la domanda non dovrebbe essere solo “è bella?”, ma è necessario chiedersi se l’immagine:
- Racconta il brand?
- È coerente con il tono della pagina?
- Funziona con il testo?
- Lascia spazio alla headline?
- È credibile per quel pubblico?
- Sembra parte del progetto o un elemento aggiunto?
- Aiuta l’utente a capire o lo distrae?
Elementor AI include strumenti per generare, modificare e rifinire immagini direttamente nell’Editor, con possibilità di lavorare su variazioni, stile e composizione. Questo è utile perché permette di valutare l’immagine nel contesto reale della pagina. Non isolata né come singolo asset, ma dentro la composizione: con testo, spazi, colori, pulsanti, design responsive.
Per web creator e web designer, questa è una differenza importante: un’immagine non va giudicata e trattata solo come immagine, ma deve essere considerata come parte dell’interfaccia, come un elemento che racconta e completa.
Codice e micro-interazioni: il dettaglio che crea identità
Ci sono siti corretti e funzionali e siti che si ricordano: spesso la differenza sta nei dettagli.
Una transizione più morbida. Un hover più curato. Un piccolo effetto sullo scroll. Una card che reagisce in modo elegante. Un elemento interattivo che aiuta a esplorare un contenuto. Una sezione che non si limita a mostrare informazioni, ma le fa vivere meglio.
Non serve trasformare ogni sito in un’esperienza spettacolare. Anzi, spesso è l’opposto: il controllo creativo si vede nella misura. Le micro-interazioni devono avere uno scopo: devono guidare, chiarire, dare ritmo. Il troppo può diventare rumore.
Qui l’IA può aiutare anche chi non vuole scrivere codice da zero. Con Elementor AI puoi generare HTML, CSS e codice personalizzato direttamente nell’Editor. Questo apre possibilità interessanti per designer e creator: non per sostituire lo sviluppo avanzato quando serve, ma per rendere più accessibile la personalizzazione.
Il punto, ancora una volta, è la direzione.
Non chiedere “fammi un effetto wow”. Piuttosto chiedi “crea una micro-interazione leggera che renda più evidente il passaggio tra queste tre card senza distrarre dalla lettura.”
Questa è la differenza tra effetto e identità.
Angie e il prossimo passaggio: dall’assistenza all’azione
L’evoluzione più interessante dell’IA nel web non riguarda solo la generazione di testi o immagini. Riguarda la capacità di agire dentro il contesto del sito.
Con Angie, Elementor introduce un’IA agentica pensata per WordPress, capace di comprendere il contesto del sito, connettersi agli strumenti e creare funzionalità o asset in un ambiente di test prima della pubblicazione. Elementor la descrive come un sistema purpose-built per WordPress ed Elementor, non come un generatore esterno scollegato dal workflow.
Questo è un passaggio importante. Finora molti strumenti di IA hanno aiutato soprattutto a produrre contenuti: testi, immagini, idee, blocchi, snippet. Con un approccio agentico, l’IA si avvicina di più all’esecuzione operativa: costruire widget, generare componenti, creare estensioni, lavorare dentro il sito.
È qui che è ancora più importante il controllo: più l’IA può fare, più dobbiamo sapere cosa vogliamo farle fare. Quando uno strumento è potente, la direzione non diventa meno importante: diventa il filtro principale.
Web designer e web creator non devono controllare ogni singolo passaggio tecnico per paura. Devono definire confini, intenzioni, obiettivi e criteri di qualità. E, ancora una volta, devono farsi delle domande:
Cosa deve fare questa funzionalità? Per chi è utile? È coerente con l’esperienza del sito? Rende il percorso più semplice o più complesso? Aggiunge valore o solo movimento? È sostenibile nel tempo?
Il futuro di chi fa siti non sarà probabilmente “fare tutto a mano” né “delegare tutto all’IA”: sarà saper orchestrare e miscelare, farsi le domande giuste e scrivere prompt che chiedano all’IA di seguire la direzione creativa definita a priori.
Un workflow pratico per chi usa Elementor AI
Un modo semplice per mantenere il controllo creativo quando si usa l’IA è lavorare per fasi.
Strategia
La prima fase è strategica: definire obiettivo, pubblico e messaggio. Prima di aprire l’Editor, bisogna sapere quale problema il sito deve risolvere.
Struttura
La seconda fase è strutturale: costruire sitemap, flusso e wireframe. Qui l’IA può accelerare la prima bozza, ma la revisione deve restare umana.
Layout
La terza fase è visiva: scegliere direzione artistica, ritmo, colori, immagini, spazi, riferimenti. Non basta dire “moderno” o “minimal”. Bisogna definire cosa significano quelle parole per quel progetto.
Copy
La quarta fase è testuale: generare bozze, headline, CTA e sezioni, poi riscrivere con tono coerente. Il copy deve sembrare scritto per quel brand, non per un brand qualsiasi.
Definizione
La quinta fase è interattiva: aggiungere dettagli, micro-interazioni, effetti o codice solo dove migliorano davvero l’esperienza.
Limatura
La sesta fase è critica: togliere. L’IA tende ad aggiungere. Il designer deve saper sottrarre.
Pubblicazione e Verifica (ovvero il miglioramento continuo)
La settima fase è operativa: pubblicare, osservare, misurare, migliorare.
Questa è forse la parte meno romantica del lavoro creativo, ma è fondamentale: un sito non finisce quando va online. L’analisi dei dati, qui è fondamentale:
Le persone cliccano? Leggono? Si fermano? Compilano il form? Abbandonano (la pagina/il carrello)? Capiscono l’offerta o contattano il supporto per avere chiarimenti? Chiedono informazioni coerenti con l’obiettivo?
La creatività digitale non vive solo nell’idea, vive anche e soprattutto nella verifica.
Il controllo creativo è una responsabilità
Usare l’AI nel web design non significa rinunciare al controllo. Significa, piuttosto, spostare il controllo su un livello più alto.
Prima controllavamo soprattutto l’esecuzione: ogni sezione, ogni testo, ogni spacing, ogni variazione. Oggi dobbiamo controllare anche il processo: la qualità delle richieste, la pertinenza degli output, la coerenza tra i risultati, la relazione tra velocità e identità.
Questo richiede una competenza ibrida. Chi crea siti oggi deve saper leggere un brief, interpretare un brand, progettare un’interfaccia, usare strumenti IA, valutare testi, capire le logiche di conversione, gestire immagini, ragionare su performance e mantenere coerenza.
Non è un ruolo più povero: è un ruolo più ampio.
L’IA riduce alcune parti ripetitive, ma rende più evidente la qualità della direzione. Se non c’è una visione, l’IA produce rumore più velocemente, ma se c’è una visione, l’IA accelera la costruzione e diventa un prezioso alleato nel processo creativo.
Stile e identità non sono decorazioni
Nel web, stile e identità vengono spesso trattati come qualcosa che arriva alla fine: prima facciamo la struttura, poi “lo rendiamo bello”. Questo approccio, però, è limitante.
Lo stile è parte del messaggio. Infatti tutto comunica: il font, il colore, la spaziatura, le immagini, le animazioni…
Anche il silenzio tra due sezioni comunica!
Per questo, quando si usa l’IA, bisogna evitare di pensare alla creatività come a una rifinitura estetica. La creatività è una forma di orientamento che aiuta chi visita il sito a capire dove si trova, cosa sta guardando, cosa può fare, perché dovrebbe fidarsi.
Un sito con identità non è solo riconoscibile, e anche più leggibile. E in un web sempre più pieno di contenuti generati, la riconoscibilità (e la reputazione) diventerà un vantaggio competitivo.
La vera domanda: cosa resta umano?
Ogni volta che una tecnologia accelera un processo creativo, torna la stessa paura: cosa resta all’essere umano?
Nel caso dell’IA applicata al web design, resta moltissimo. Chi crea un sito:
- sa ascoltare un cliente e capire cosa non riesce a dire
- ha la sensibilità nel trasformare un’identità in esperienza
- capisce quale direzione scegliere e quali scartare
- sa costruire un sito utile, non solo impressionante
- è capace di collegare estetica, contenuto e risultato.
L’umanità rimane nel giudizio e nel discernimento. L’IA può moltiplicare le possibilità, ma il giudizio resta il centro della competenza umana.
E forse proprio per questo l’IA è particolarmente interessante per chi crea siti: perché ci obbliga a chiarire meglio la nostra visione.
Quando tutto può essere generato, diventa più importante sapere cosa vale la pena generare.
Conclusione: creatività aumentata, non persone sostituite dall’IA
Elementor AI può aiutare web creator e web designer a lavorare più velocemente su layout, testi, immagini e codice. Site Planner può rendere più fluida la fase di pianificazione. Angie apre scenari in cui l’IA non si limita a suggerire, ma può agire dentro il contesto WordPress con maggiore integrazione.
Ma nessuno di questi strumenti elimina la necessità di una direzione creativa: anzi, la rende più evidente. L’obiettivo non è generare più output: è saper guidare il processo.
Così, per chi crea siti, usare l’IA con Elementor significa imparare a proteggere meglio il proprio stile. Significa renderla più chiara la propria identità e visione prima, durante e dopo il processo. Significa spostare il proprio controllo dalla singola azione alla visione complessiva.
L’IA può accelerare la produzione e Elementor può rendere più fluido il processo.
Ma il sito, per diventare davvero riconoscibile, ha ancora bisogno di una cosa profondamente umana: una direzione. E quella non si genera con prompt e skill: si costruisce a partire dalle proprie competenze, esperienze e sensibilità. In una parola, dalla propria professionalità.
Risorse
Elementor AI: https://elementor.com/products/ai/
AI Site Planner: https://elementor.com/ai-site-planner/
Angie: https://elementor.com/blog/introducing-angie-agentic-ai-for-wordpress/
AI Guide for Web Design: https://elementor.com/blog/ai-guide-for-web-design/